Benvenuti a Calangianus (Sardegna): la storia dell’host Carlo

Ci sono realtà che restano nascoste anche in una terra visitata da milioni di persone ogni anno. La Sardegna di Carlo è uno di questi: quella Sardegna lontana dalle rotte più affollate, fatta di silenzi e natura. Carlo vive a Calangianus, piccolo paese dell’entroterra gallurese, “tra il lago Liscia e il Monte Limbara”.

Classe 1976, Carlo è scalpellino e scultore, e le sue giornate trascorrono tra laboratori e ville della Costa Smeralda, dove realizza opere in granito per progetti importanti. Ma il luogo che più lo rappresenta è Stazzu Iris, costruito insieme alla sua famiglia con un’idea chiara fin dal primo giorno: una casa da condividere, pensata per accogliere chi vuole scoprire la Gallura più autentica. Lo stazzo nasce come abitazione dei pastori galluresi fatto di poche stanze e materiali essenziali, e Carlo ha voluto recuperare quello spirito, reinterpretando ogni elemento della casa, che arriva dal territorio che la circonda. Anche il nome racconta qualcosa della loro storia. Iris è il fiore che richiama quei valori in cui Carlo si riconosce profondamente: sacrificio, lavoro, semplicità. Lo stesso spirito con cui la famiglia ha costruito ogni angolo di questo posto – e con cui, oggi, apre le porte agli ospiti di tutto il mondo attraverso Airbnb..

Ho realizzato la maggior parte degli elementi della casa con materiali del territorio, scegliendoli assieme a mia moglie. Il tavolo e i letti sono fatti da tavoloni che si utilizzano in edilizia: li ho levigati, puliti e poi assemblato il tutto. I lavandini, siccome sono scultore e lavoro il granito, sono pietre che ho scavato. Le radici che si trovano nel bagno e in soggiorno sono degli ulivi secchi che erano nel lago. I lampadari sono in ginepro, come la ringhiera del palco che è in ginepro con canapa.

Oggi Carlo accoglie ospiti provenienti da tutto il mondo, come svizzeri, francesi, norvegesi, americani. Ricorda due viaggiatori coreani che hanno scelto il suo stazzo per la loro luna di miele. Coppie, famiglie, campioni mondiali di pesca, e persino una principessa: ogni incontro diventa un’occasione per conoscere storie diverse e creare connessioni inaspettate.

Prima dell’arrivo, Carlo condivide con i suoi ospiti suggerimenti tra ristoranti, agriturismi, cantine, spiagge e percorsi nell’entroterra. Consiglia i luoghi che frequenta lui stesso e che raccontano davvero il territorio, dalle degustazioni di vino gallurese, al Museo del Sughero, simbolo di Calangianus, fino all’ulivastro millenario e ai sentieri del Monte Limbara. Tra le sugherete e i paesaggi granitici che circondano il paese si trovano anche alcune Domus de Janas, antiche sepolture preistoriche oggi riconosciute Patrimonio UNESCO, testimonianza di una Sardegna ancestrale ancora profondamente presente nel territorio.

Con Airbnb, ha la possibilità di raccontare, attraverso il suo stazzo, una Sardegna meno prevedibile, autentica e profondamente legata alla sua identità: una terra tra mare e montagna che vive nei piccoli paesi, nell’artigianato, nei profumi del bosco e nelle storie di chi continua a custodirla ogni giorno. Un territorio che fa parte della Gallura e del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, riconosciuto Geoparco UNESCO, dove natura, memoria e tradizioni continuano a intrecciarsi.

Calangianus, Sardegna (3785 abitanti). Nell’entroterra della Gallura, a 500 metri d’altitudine ai piedi del Monte Limbara, Calangianus è la capitale italiana del sughero: dal 1979 figura tra i cento comuni più industrializzati d’Italia, e le foreste di querce da sughero che lo circondano riforniscono le cantine di mezzo mondo. Il Museo del Sughero, ospitato nell’ex convento settecentesco, racconta ogni fase della lavorazione dalla scortecciatura al tappo da vino, con una precisione che sorprende. Nelle sugherete di Badu Mela si trovano le Tombe dei Giganti di Pascareddha, databili al Bronzo medio tra il 1700 e il 1400 a.C., mentre il Parco del Limbara offre sentieri tra lecci, pini e profumi di macchia mediterranea. I vigneti producono un Vermentino di qualità tutt’altro che secondaria.