Benvenuti a Canossa (Emilia Romagna): la storia dell’host Assunta

Tra le pieghe del pre-Appennino reggiano, dove lo sguardo spazia tra le terre di Matilde di Canossa e i castelli che vegliano sulla valle, sorge una dimora che sembra nata direttamente dal suolo. È la “casa di paglia” di Assunta: una storia di determinazione, pazienza e connessione profonda con la natura e di un’ospitalità che, grazie ad Airbnb, ha raggiunto ogni angolo del mondo. 

La casa di Assunta e suo marito non è stata acquistata, ma sognata e costruita, letteralmente, con le loro mani. Dopo un’esperienza in Australia che ha cambiato la loro percezione delle distanze e del tempo, sono tornati in Italia con un’idea che allora sembrava pura follia: una struttura in legno, muri di balle di paglia, intonaci fatti con la terra del loro stesso cortile. Quattro anni di cantiere, di ricerca e di fatiche.

“Circa 10 anni fa abbiamo intrapreso questa avventura dell’autocostruzione con materiali completamente naturali. È stato un lavoro inconsueto: siamo andati a ripescare tecniche ormai dimenticate, che attingono alla tradizione, e abbiamo deciso di condividere tutto questo su Airbnb.”

Quello che era nato come un nido privato è fiorito presto in un cantiere aperto al mondo: tra corsi, workshop e viaggiatori, Assunta e suo marito sono diventati guide e punti di riferimento condividendo la loro esperienza e i segreti di una sapienza antica che oggi torna a guardare al futuro. Assunta e suo marito occupano il piano terra, mentre al piano superiore arrivano, tramite Airbnb, viaggiatori incuriositi dal loro progetto: dall’Australia alla Nuova Zelanda, da ogni continente. Una mattina, una coppia ha trasformato il giardino in un tempio silenzioso per la preghiera.

“Gli ospiti che arrivano su Airbnb vengono qui con uno spirito speciale: non cercano solo un posto dove dormire, ma vogliono capire, toccare, fare domande. È un modo completamente diverso di incontrare le persone.” 

L’ospitalità di Assunta è fatta di ingredienti sinceri, proprio come i prodotti della sua azienda agricola. La colazione è un rito che parla la lingua del territorio: torte fatte in casa, yogurt, burro e latte locali, e le marmellate nate dal loro frutteto. Ma è nelle relazioni che si compie la magia: come quella volta in cui un americano è tornato a trovarli anni dopo durante il suo viaggio in Vespa, o quando una ragazza tedesca, appassionata di cucina, ha deciso di invitarli a cena nel loro stesso appartamento, trasformando un contratto di affitto in un’amicizia duratura.

Con i suoi ospiti e tramite Airbnb, Assunta si fa vera ambasciatrice della terra di Canossa, quella che si scopre percorrendo i sentieri che si snodano tra i colli o assaporando eccellenze che portano impresso il sigillo della storia. Non tutti sanno che questi territori sono stati per secoli attraversati dai percorsi della transumanza, la migrazione stagionale delle greggi riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, una pratica che ha contribuito a modellare il paesaggio e le tradizioni agroalimentari dell’Appennino. Ai suoi ospiti suggerisce di perdersi tra le pietre millenarie dei castelli di Rossena e Carpineti, per poi ritrovare l’anima del luogo a tavola: qui, infatti, è nato il Parmigiano Reggiano, citato già nelle biografie di Matilde di Canossa nell’anno 1000.

In questa casa di paglia e terra, tra il profumo del parmigiano reggiano e il silenzio dei colli, non si trova solo un letto dove dormire. Si trova – come Airbnb sa fare meglio – un modo diverso di abitare il mondo.

Canossa, Emilia Romagna. (3759 abitanti) Canossa custodisce uno degli episodi più celebri del Medioevo europeo: nel gennaio 1077, l’imperatore Enrico IV si presentò scalzo nella neve ai piedi del castello per implorare l’assoluzione dalla scomunica di papa Gregorio VII. L’espressione “andare a Canossa” è oggi proverbiale in più di trenta lingue. Le rovine del castello, nato intorno al 950, dominano uno sperone di arenaria bianca — non mura intatte, ma una suggestione che sopravvive al crollo. A due chilometri, il borgo medievale di Votigno, presidio militare di Matilde con torre di avvistamento e arco in pietra, è patrimonio UNESCO e ospita, inaspettatamente, un Museo del Tibet inaugurato dal Dalai Lama nel 1990.