Benvenuti a Rocchetta a Volturno (Umbria): la storia dell’host Nadia
“Desidero che chi lascia Rocchetta a Volturno porti con sé un ritmo nuovo, più calmo, e la capacità di restare in ascolto dei segreti che la terra sussurra, perché tra queste montagne non si giunge mai per una distrazione del viaggio, ma per l’intenzione profonda di ritrovare sé stessi.”
L’avventura con Airbnb di Nadia e Pierluigi si è realizzata come una vera e propria staffetta generazionale di cura tra mamma e figlio: insieme hanno trasformato la casa di famiglia di Rocchetta a Volturno in un rifugio dove l’accoglienza è un’attitudine del cuore, capace di tradurre l’antico linguaggio della terra in un’esperienza contemporanea. Mentre Nadia porta la profondità della memoria e la conoscenza di un territorio che nasconde gemme come l’Abbazia di San Vincenzo al Volturno area archeologica candidata al patrimonio mondiale UNESCO in cui sette chiese sovrapposte raccontano secoli di storia benedettina e il tempo sembra essersi cristallizzato, Pierluigi rappresenta la continuità di questo legame viscerale con le radici molisane.
Varcare la soglia della dimora di Nadia significa trovarsi faccia a faccia con le opere di un pittore eremita e il profumo di alberi che hanno visto passare i secoli. In questa casa, l’arte non è un semplice ornamento, ma un’eredità viva che accoglie i viaggiatori: alle pareti, i tratti del “pittore delle Mainarde” Charles Moulin.

“Siamo vicini alle Mainarde, dove ha vissuto un pittore francese di nome Charles Moulin, che ha realizzato quadri importanti ma senza mai venderli affermando: «Io non prostituisco la mia arte». Una volta mio nonno, che è stato sindaco di questo paese per vent’anni, lo ospitò perché doveva redigere dei documenti e lui per ricambiare realizzò un ritratto che lo raffigurava insieme alla moglie, mia nonna, e glielo regalò, insieme ad un quadro di Rocchetta Volturno che è oggi appeso proprio nella casa che abbiamo su Airbnb.”
Il vero cuore dell’ospitalità si svela tra i filari dell’oliveto e l’ombra degli alberi secolari del loro giardino di oltre un ettaro. In questo spazio sospeso, gli ospiti, spesso in fuga dal rumore delle metropoli, imparano a rallentare il ritmo, riscoprendo il lusso della vita lenta.
“Ci si sente davvero a casa qui: tempo fa venne un’ospite giapponese che, senza parlare italiano, scelse di abitare questo silenzio per quarantacinque giorni, trovando in Rocchetta una nuova dimora per l’anima.”
Nadia e Pierluigi per i loro ospiti amano farsi sarti di un’esperienza su misura, guidandoli verso le sorgenti del fiume Volturno o lunghe passeggiate tra i boschi, dove non è raro scorgere cervi e altri animali selvatici. Per chi cerca un contatto profondo con le tradizioni, Nadia suggerisce di perdersi tra le note del Festival della Zampogna o di assistere al suggestivo Festival del Cervo nel borgo medievale di Castelnuovo al Volturno, eventi che celebrano il legame indissolubile tra l’uomo e le creature selvatiche caratteristiche di questa terra.
Chi arriva a Rocchetta a Volturno non è un turista di passaggio, ma un ospite benvenuto a cui Nadia e Pierluigi consegnano grazie ad Airbnb un pezzetto di quella quiete millenaria, la stessa che ispirò Moulin a ritrarne gli scorci, affinché possa portarla con sé come un prezioso talismano di ritorno alla caotica vita di ogni giorno.
| Rocchetta a Volturno, Molise (1068 abitanti). Ai 540 metri delle Mainarde molisane, al confine con il Lazio e dentro i confini del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, Rocchetta a Volturno custodisce le sorgenti del Volturno, il fiume più lungo del Sud Italia, che percorre 175 km fino al Tirreno campano. Il paese esiste in due versioni sovrapposte: Rocchetta Alta, arroccata sulla montagna con i ruderi del castello medievale trasformato nell’Ottocento in residenza baronale, e Rocchetta Nuova, nata a valle nel 1905 dopo che cedimenti argillosi resero inabitabile il pendio originario. Sulla sponda sinistra del fiume sorge l’Abbazia di San Vincenzo al Volturno, fondata nel VII secolo e sede di un ciclo di affreschi del IX secolo che rappresenta uno degli esempi più importanti della pittura altomedievale europea, realizzato sotto l’abate Epifanio con vergini, arcangeli e scene evangeliche dai colori ancora leggibili. Ogni anno, nell’ultima domenica di Carnevale, la frazione di Castelnuovo al Volturno mette in scena la festa del Cervo, rito di maschere che celebra il ritorno della primavera. A tavola si risponde con la pecora al cuttur, la pasta agli orapi e le sagne e fagioli. |